Morire da soli. È un pensiero che mi spaventa profondamente: l'idea che una persona possa ammalarsi e, nel tentativo di guarire, debba restare completamente isolata. Ma ciò che mi terrorizza di più è la consapevolezza che chi non ce la fa, muore in solitudine. Questa realtà crea un muro di dolore, spesso un dolore silenzioso e inconsapevole.
Nonostante l'attenzione di molti sia massima, persiste ancora una sacca di ignoranza: c’è chi si ostina a credere che sia tutto un’invenzione, una sorta di messinscena. Eppure, il COVID esiste, è reale. Molte persone ignorano le regole più semplici, non rendendosi conto che la prossima vittima potrebbe essere chiunque. Questa è una guerra impari, dove la forza fisica non ha potere contro il virus e contro l’ignoto; eppure, c’è chi si prende beffa di ciò che sta accadendo.
Fa male leggere commenti di chi si professa "guerriero senza meta", di chi rifiuta la verità e preferisce nascondersi dietro la menzogna. Perché dico menzogna? Perché non si può asserire una cosa sui social quando la realtà dei fatti ne dimostra un'altra. La verità, prima o poi, viene sempre a galla.
Tornando alle testimonianze dei medici, pensare che queste persone muoiano sole mi fa accapponare la pelle. Se la sorte dovesse riservarmi un tiro mancino, l'idea di andarmene senza vedere il sorriso di mia madre, senza sentire la sua carezza o il suo calore, mi spaventerebbe a morte.
La vita ci mette alla prova in molti modi, e io so bene cosa significhi avere accanto qualcuno in un momento critico. Quando ero ricoverata in rianimazione, mia madre riuscì a entrare: era vestita "come un marziano", coperta dalle protezioni, e restò solo per pochi minuti. Ma io non avevo il coronavirus, e questo giocò a mio favore. Mi accarezzò e mi diede una sferzata di calore che sento ancora oggi. Sebbene fossi semicosciente e intubata, ricordo bene quell'ambiente: il gelo ti entra nel sangue e non ti abbandona più.
Provate a pensare a quei malati che restano settimane in quegli ambienti. Pensate a coloro che esalano l'ultimo respiro in solitudine, lontano dagli affetti. Pensate a chi, a causa della propria fragilità, avrebbe ancora più bisogno di un contatto umano che le strutture ospedaliere, in questa emergenza, non sempre riescono a garantire.
Per ora, ci viene chiesto solo di attenerci alle regole per tutelare noi stessi e il prossimo. Mi chiedo chi riuscirà davvero a comprenderne l'importanza. Nessuno merita di morire solo. Se anche tu, come me, credi che il passaggio finale debba essere condiviso con i propri cari, ricordati di restare a casa. Solo così potremo frenare il dilagare del virus e compiere un atto d'amore verso noi stessi e verso gli altri.
Gina Scanzani

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