Un inizio promettente per Un amico invisibile
Il mio libro, Un amico invisibile, è stato recentemente presentato a Torino, in concomitanza con il prestigioso Salone Internazionale del Libro. La presentazione si è svolta venerdì 16 maggio, presso l’area della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), all’interno del Padiglione 2, stand dedicato. A moderare l’incontro sono stati Jean Luc Bertoni e Marco Ambrosi, che ringrazio di cuore per la loro presenza, sensibilità e professionalità.
È stata un’occasione ricca di emozioni e di scambi significativi: un momento importante che segna l’avvio ufficiale del percorso di questo libro. La soddisfazione è grande, così come la gratitudine per l’attenzione ricevuta. Ora Un amico invisibile si prepara a incontrare il proprio territorio, con presentazioni pubbliche, interventi e attività culturali volte a valorizzarlo e condividerlo con un pubblico sempre più ampio.
Per ragioni personali, non mi è stato possibile raggiungere Sambuca di Sicilia per ritirare un premio assegnato al libro. Resta, però, la profonda gioia per questo riconoscimento, che conferma il valore dell’opera e mi incoraggia a proseguire su questa strada. Sono certa che non sarà l’unico traguardo: il cammino è appena iniziato, e ho ancora molto da raccontare.
Condivido di seguito un estratto dell’intervista rilasciata al Salone del Libro di Torino. Chi desiderasse ascoltarla integralmente può farlo seguendo questo link e andando direttamente al minuto 3:50.
Grazie a chi mi ha accompagnata fin qui e a chi vorrà unirsi a questo viaggio.
Intervista Salone
Con piacere presentiamo l'opera di Gina Scanzani, Un amico invisibile. La Scanzani è una persona di grande sensibilità, che ha voluto fare anche del suo percorso personale un'esperienza letteraria — a tratti filosofica, ma soprattutto letteraria. Perché, come dice nel libro, la Scanzani fa della parola una terapia, e di una parola ne fa anche un confronto, in primis con se stessa e, dal momento in cui esce la pubblicazione, anche con il mondo esterno.
E allora ecco la prima domanda che ti faccio, Gina. Poi ci sarà Marco Ambrosi.
Quello che ho trovato, diciamo così, interessante — e che poi spesso torna — è lo stile di scrittura di Gina, che davvero fa emergere la profondità e la capacità di giocare con le parole, trattando temi importanti, ma con una forza letteraria davvero unica.
Uno degli aspetti che mi ha colpito è come, a volte, la malattia isoli. E ancora di più, quando si parla di malattie rare, che spesso isolano ulteriormente, anche a causa dell’incomprensione da parte della società, che di fronte a ciò che non conosce, spesso è superficiale.
Dunque, per quanto riguarda la stesura di questo tuo romanzo, Gina, tu ti sei messa a nudo, raccontando una situazione che per te è stata indubbiamente un perimetro importante della tua vita, un filo conduttore. Tu però hai chiamato questa situazione, questa malattia rara, "un amico invisibile". Lo hai fatto per un atto d’amore verso il prossimo? Verso te stessa? Per metabolizzare quello che è stato il tuo passato, fatto di sofferenza e anche di restrizioni?
Ho chiamato "un amico invisibile" non solo la sclerosi tuberosa o la malattia rara, ma anche la forza — la forza che è dentro di noi, la capacità di reagire alle avversità. Quel qualcosa che è in me a prescindere dalla malattia, ma che rappresenta proprio la forza che ho maturato negli anni.





Ti ho incuriosito?
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A presto!
Gina

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