Come fa un libro a vendere se non è distribuito?
Non appena rientrata da Castelnuovo del Garda, i miei sospetti hanno iniziato a farsi strada. La casa editrice, nei confronti del mio libro appena adottato da una scuola, non aveva speso una parola né fatto un solo gesto di supporto.
Durante la mia permanenza di circa otto anni e mezzo in Erickson, ho acquistato personalmente ben 400 copie del mio libro. L'ho presentato numerose volte, ho vinto premi importanti e ottenuto riconoscimenti inaspettati, ma l'editore sembrava avere ben altro da promuovere. Analizzando i loro profili, emergono solo le vendite di manuali scritti da professori universitari o testi di didattica; non c’è traccia di "libretti" come il mio. Eppure, proprio su quel "libretto", una scuola ha costruito un intero laboratorio: dunque, tanto sciatto o irrilevante non deve essere.
Con tutto questo movimento, il libro era sempre fermo. Non visualizzavo il libro da nessuna parte e notavo una scarsa attenzione generale. Questo mi ha insospettita. Parafrasando il loro operato, la cosa che mi ha spinto ad andare a fondo è stata la rilettura del contratto. L'ho analizzato dall'inizio alla fine e, dove la terminologia legale si faceva oscura, mi sono servita del supporto dell'Intelligenza Artificiale. Il contratto evidenziava un punto chiaro: l'obbligatorietà di comunicare il rendiconto delle vendite (royalties) entro il 31 marzo di ogni anno. L'ultima loro comunicazione risaliva a marzo 2020. Cinque anni senza alcuna comunicazione.
Così ho avviato le pratiche per il riscatto dell'opera. La loro prima risposta è stata disarmante: "L'opera non ha venduto e quindi non serviva inviarle il rendiconto".
Ma il contratto parla chiaro: l'editore si impega a rendicontare all'autore ogni 31 di marzo.
Non mi sono fermata. Ho analizzato altri libri pubblicati nella stessa collana, Erickson Live, e il riscontro è stato terribile: mentre molti testi erano regolarmente reperibili sugli store online, Amazon incluso, il mio risultava viceversa irreperibile. Mi sono chiesta: come può un libro vendere se non è distribuito?
Ero determinata a riavere la mia opera. Che venga pubblicata di nuovo o meno è affar mio, ma vederla prendere polvere nell'incuria dell'editore era un'ingiustizia intollerabile.
Una lezione per il futuro
Questa vicenda ha radici lontane. Quando ricevetti il contratto, anni fa, chiesi consiglio a un avvocato a Fiano Romano. Purtroppo quel professionista non conosceva il diritto d'autore e, basandosi su leggi generiche, mi disse che potevo accettare. Oggi mi mordo le dita: se serve un consiglio tecnico, bisogna rivolgersi a esperti del settore e non al primo legale che capita. Una lezione per il futuro che deve essere utile a tutti.
Oggi volto pagina. Fortunatamente, la risoluzione del contratto è avvenuta in modo consensuale e ora dispongo della totalità dei diritti dell'opera. Questo mi permetterà di affidarla a chi saprà darle valore e mi farà sorridere, oppure ricorrerò all'auto-pubblicazione su Amazon.
Questa esperienza è stata, a suo modo, propositiva: mi ha fatto conoscere una fetta di mercato editoriale che guarda più al denaro che alla persona. Nonostante Erickson si dichiari una casa editrice attenta all'inclusione, posso testimoniare che il mio libro non ha ricevuto il trattamento che meritava, pur essendo scritto da chi il mondo della disabilità lo vive e lo conosce da vicino.
Fine di un capitolo. Ora si volta pagina.
Gina Scanzani


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