mercoledì 17 luglio 2019

Due libri a confronto per vivere la vita in una favola


Dalla realtà alla favola: la forza di resistere e l'amore per la vita

Nella stragrande maggioranza dei casi, siamo abituati a immaginare storie per bambini popolate da mostri e fate buone. Questo accade perché, anche nella realtà, il bene e il male sono in continuo conflitto. Oggi, purtroppo, siamo persino inclini ad affidare il racconto delle favole ad Alexa pur di non "perdere tempo", dimenticando che, per fortuna, l'immaginazione usata per creare quella tecnologia resta squisitamente umana. A me piace pensare che, quando ci affidiamo a un libro, ci divertiamo a rendere il personaggio dell'orco più mistificato, avvolgendolo in una dimensione teatrale.

Ma ci si accorge che non si sta semplicemente recitando o raccontando una favola – restituendole così il suo valore più autentico – quando si attraversa un dramma vero e ci si rende conto di quanto tutto sia drammaticamente veloce. Il mio libro “Eccomi ci sono ancora” racconta proprio un periodo buio, in cui le forze del male hanno tentato di avere la meglio sulla vita e sul bene. Poi, fortunatamente, la luce della speranza ha vinto sulle tenebre, permettendo alla vita di trionfare. Tutto questo è accaduto nella realtà, tra il 2012 e il 2013. Guardando al contenuto di quelle pagine, ho cercato un punto di incontro tra reale e fantastico, un luogo in cui anche i bambini meno fortunati potessero vedere proiettata la propria esistenza.

Il mio intento era proiettare la verità dentro una favola per rendere meno fosca la realtà. Questo approccio è servito a fare sistema, a generare un'impostazione diversa nei confronti del quotidiano, dando spazio alla speranza e imparando a leggere il mondo con gli occhi di un bambino per vivere meglio. Saper comunicare la sofferenza attraverso la narrazione fantastica è un metodo di enorme duttilità, che offre risorse preziose e permette di crescere insieme al personaggio.

La favola, espressa in questo modo, dimostra che tutto ruota attorno alla parola "Vita" e che non si è mai davvero vittime se non si sceglie volutamente di esserlo. I miei due libri sono strettamente connessi, seppure molto diversi. Per questo motivo, per comprendere appieno il messaggio, il mio consiglio è di leggere prima “Eccomi ci sono ancora” e, successivamente, “Mimì nella grotta oscura”. In questo modo vi sarà più facile cogliere lo sforzo, la ricerca e la metafora che li unisce. Il vero punto di contatto tra le due opere risiede nella sofferenza, nella volontà di resistere al dolore e, soprattutto, nell'amore viscerale verso la vita.

Mi piacerebbe molto sapere quanto voi lettori siate riusciti a immedesimarvi nella storia, e quanto di voi stessi siate riusciti a scorgere nel personaggio di Mimì.

Buona lettura, Gina Scanzani

0 comments:

Posta un commento

Cerca nel blog

Nel silenzio del cuore, trovo la mia verità: nasce "Rara complicità"

In molti mi chiedono quale sia il mio percorso letterario o accademico. La verità è semplice: non ho titoli accademici, ho solo la mia vita ...

Informazioni personali

La mia foto
Scrittrice, poetessa e autrice. Esploro la forza della parola scritta tra la permanenza della carta e le evoluzioni del mondo digitale. Amo tessere storie che uniscono il mondo degli adulti a quello dei bambini.
Powered by Blogger.